L’attesa
Eppure, c’era qualche cosa che entrava nelle ossa quella notte, e che non mi lasciava tranquillo.
Eppure, c’era qualche cosa che entrava nelle ossa quella notte, e che non mi lasciava tranquillo.
Lo sento tra le dita delle mani, quando a sera devo tirare in secca le barchette di lamiera. Lo sento negli occhi, quando il riflesso sull’acqua mi costringe a strizzarli.
Era l’unica cosa che ci potesse mantenere vivi.
Ci sono i sassolini, sulla spiaggia, ed anche le conchiglie. Sono quasi tutte sbiancate dal sole e dalle onde salate del mare. Sparsi sulla sabbia …
Il secondo che a nominarlo è già passato. Quello è il tempo, e quello il suo spazio.
Erano due settimane che non smetteva di piovere e se lo trovarono bagnato come un pulcino che dormiva attaccato alla caldaia ancora tiepida.
Milano, viale Papiniano, all’interno di quello che viene considerato il supermercato dei singles, noto soprattutto per le monoporzioni di frutta e verdura e per il più alto rapporto tra minuti spesi a ciondolare tra gli scaffali ed il totale acquistato
Il pelo dell’acqua solletica la punta dei baffi, tra labbro e naso. C’è vapore, forse troppo,l’aria è pesante e dalla superficie immobile del liquido trasparente …
Me lo immagino un po’ surfista, un po’ montanaro, un po’ musicista, un po’ rivoluzionario, un po’ stanco e forse anche un po’ stufo.
Inizia con un paio di colpi al cuore, tipo un vecchio due tempi che si avvia. Un teaser, in pratica, di quello che mi aspetterà. La prima grana del rosario che reciteremo io ed il mio io in sincrono con i gradini della scala, quella mobile.
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