Vecchio

Per essere grande è grande e per essere profondo è profondo, eppure è comunque e sempre tutto qui.

Ogni tanto mi domando se la scelta del posto non sia una qualche forma di giustificazione alla paura di confrontarsi ancora con il mare aperto. Bestia, ché non c’è altro modo per chiamarlo, bestia, enorme, infinito, potente. Continua a mettermi i brividi a 1000 km di distanza.

Eppure non riesco a stare lontano dall’acqua, ecco perché dopo tanto rinnegare, venti anni fa, sono finito per attraccare su questa riva. Che più che riva è una sponda, di quelle che se cammini un po’ in una direzione o nell’altra ritorni al punto di partenza.

Sono stanco e vecchio. Non perché me lo dicano, perché me lo sento. Lo sento tra le dita delle mani, quando a sera devo tirare in secca le barchette di lamiera. Lo sento negli occhi, quando il riflesso sull’acqua mi costringe a strizzarli. Lo sento in fondo al cuore, quando mi rendo conto che non batte più al ritmo delle onde.

Qui è facile. Tutto piccolo, tutto sicuro. Il lago è scuro e fondo ma è finito e per questo sicuro. Talmente sicuro che mi rende vecchio, ed agitato. Ecco, sento di essere vecchio perché mi sento al sicuro nel vivere sulle sponde di una pozzanghera, piuttosto che nel mezzo della schiuma del mare.

Guardo le coppiette che vengono a domandare del mio lavoro e per il mio lavoro mi pagano ed ogni volta devo sforzarmi per capire cosa possa piacere loro nel pedalare in tondo in una padella d’olio. Eppure hanno ragione loro. Loro hanno capito che è meglio astrarre, spezzettare, impacchettare ogni gesto, ogni pensiero, ricondurre tutto e solo all’atto che si consuma nell’attimo.

Perché paragonare queste due gocce d’acqua verdognola alla massa viva di salsedine e schiuma della quale a stento, giorno dopo giorno, le mie ossa si vanno asciugando. Perché non guardare solo e soltanto gli occhi della propria amata, raggianti per i riflessi dell’acqua, senza pensare alla concreta ristrettezza di panorama che da qui si apprezza.

Inquieto. Rimango inquieto. A mio nipote, per il mio compleanno, ho chiesto in dono i suoi occhi e la sua pazienza; per poter finalmente diventare vecchio.