A stendo riuscivamo a percepire l’idea che tutto questo potesse avere una fine.
Per quanto ci sforzassimo di comprenderne il senso rimanevamo schiacciati dall’evidenza della nostra piccola esistenza al cospetto di tanta natura.
Le cicale, assordanti, il vento, costante, leggero, con un gusto di terra e sangue l’odore della pioggia a chilometri da noi, il sole perenne e la notte fredda, tutto giocava la stessa partita per raccontarti quanto fragili e passeggeri si sia.
Eppure, la consapevolezza di tanta fragilità, era l’unica cosa che ci potesse mantenere vivi.
